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SALUTE. PROTESI, GIORDANO (VILLA BETANIA): NEL 2021 OLTRE 1.200… /VIDEO
‘FAST TRACK’, APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE AL PAZIENTE PER RECUPERO RAPIDO

(DIRE) Roma, 11 mag. – Il dolore alle articolazioni può rivelarsi particolarmente fastidioso, oltre a provocare un peggioramento significativo nella qualità della vita, sia in termini di movimento che di compromissione delle normali attività quotidiane. Sarà l’ortopedico a stabilire in base al singolo caso specifico se il paziente può essere trattato con terapie conservative oppure se è candidabile ad una operazione chirurgica e relativo impianto di protesi. Per approfondire il tema e comprendere quali sono i protocolli adottati e i tempi di recupero nel post operatorio, l’agenzia di stampa Dire ha intervistato Matthew Giordano, responsabile dell’Ortopedia di Villa Betania a Roma.

– Lei è responsabile ortopedico di una struttura con expertise nell’ambito dell’impianto di protesi di anca, spalla e ginocchio. Quando è necessario ricorrere ad un intervento chirurgico  e quando si opta per un percorso conservativo?
“A Villa Betania, struttura innovativa e all’avanguardia, solo nel 2021 abbiamo effettuato oltre 1.200 impianti protesici. Una protesi di anca, ginocchio o spalla si deve impiantare quando i si verificano due condizioni: si accusa un dolore alle articolazioni e una riduzione del movimento. In entrambi i casi l’effetto è l’impossibilità di eseguire le attività quotidiane e sportive. E’ bene comunque posticipare il più possibile l’intervento di protesi e allungare la vita dell’articolazioni trattandole in modo adeguato. La terapia conservativa, cioè non chirurgica, è applicabile nelle fasi iniziali del disturbo, cioè quando il dolore e la perdita di movimento sono contenute. In ogni caso le articolazioni vanno preservate attraverso una serie di azioni: svolgere una ginnastica tesa ad aumentare il tono muscolare, sottoporsi a sessioni fisioterapiche oppure a infiltrazioni di acido ialuronico chiaramente secondo le indicazioni date dallo specialista. Ma se la patologia è troppo avanzata queste pratiche diventano palliative e se non funzionano bisogna pensare a una chirurgia di sostituzione dell’articolazione mediante la protesi”.

– Come può migliorare la qualità della sua vita e che vantaggi può ottenere da un intervento di protesi? E se esiste un’età ‘tipo’ cioè ‘più indicata’ per sottoporsi a questo intervento?
“Un’articolazione sana si caratterizza per essere liscia, fluida e quindi non fa male. In presenza di artrosi c’è una usura dell’articolazione e questo stato provoca dolore e limitazioni nel movimento. A questo punto si valuta la via chirurgia protesica da prediligere solo davanti a casi ‘eclatanti’. Non un’età precisa per sottoporsi ad intervento. A qualsiasi età, quando l’articolazione è compromessa, c’è l’indicazione a procedere con un impianto di protesi. La domanda che maggiormente mi viene posta dai pazienti è: quanto dura un impianto di protesi? Nel 98% delle protesi di anca e il 95% delle protesi di ginocchio sono funzionanti a 10 anni dall’impianto. La quota si abbassa all’85-87%  a 20 anni dall’intervento. Ma la durata può oltrepassare anche i 20 anni”.

– Villa Betania è conosciuta per il recupero rapido detto anche ‘fast track’. Può spiegare a chi ci segue di cosa si tratta? E in che modo la riabilitazione aiuta il paziente nel recupero delle normali attività dopo un intervento di protesi?
“‘Il fast track’ consiste in un approccio al paziente multidisciplinare e consente al paziente un recupero più veloce e più sicuro. Si cerca di mettere in piedi il paziente nelle 4 o 6 ore dopo l’intervento se ci sono i presupposti e renderlo autonomo già dal giorno successivo all’intervento. L’equipe di cui parlavo è composta da: internisti, anestesisti e terapisti della riabilitazione. Il paziente prima dell’intervento è informato sul percorso che lo aspetta. L’ortopedico poi, durante la chirurgia, seguirà una serie di accorgimenti per ridurre sia il dolore che il sanguinamento. I tempi di recupero sono soggettivi e variano a seconda delle condizioni fisiche o della qualità dell’osso stesso. Di solito il paziente riprende la normale vita quotidiana dopo un mese e dopo tre o quattro mesi a fare sport”.

(Mco/ Dire)

11:53 12-05-22

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